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CHI INFLUENZA MAGGIORMENTE I GUSTI DEL SALSERO ITALIANO?

Un articolo di ENZO CONTE

Le polemiche tra Dee Jays e Maestri si fanno sempre più accese. I Dee Jays dicono che la colpa dell’ignoranza del pubblico salsero è dei maestri, colpevoli di essere, a loro volta, “ignoranti” in fatto di musica. I maestri dicono invece che sono i Dee Jays ad essere “ignoranti”, in quanto “ignorano” completamente alcuni generi musicali, privilegiandone magari altri… Il problema vero è che mai come in questo caso non si può fare di tutta una erba un fascio: ci sono Maestri preparati anche dal punto di vista musicale ed altri assolutamente impreparati. Così come ci sono Dee Jays profondamente acculturati ed altri che magari conoscono bene solo un genere, senza avere di fatto una conoscernza a 360°. Nei primi anni ’90 a dominare la consolle c’erano soprattutto Dee Jays venezuelani, colombiani, dominicani, peruviani ed ecuadoriani e di fatto la loro selezione musicale era varia ed equilibrata: un giusto mix di salsa con sabor e salsa romantica A partire dalla seconda metà degli anni ’90, in contemporanea con l’ avvento della timba e l’esplosione in Italia del casino cubano c’è stato un evidente spostamento dell’indirizzo musicale delle serate, favorito dalla contemporanea nascita di una nuova generazione di Dee Jays (la maggior parte dei quali italiani). Oggi, se andiamo a ben vedere, la manipolazione del gusto dei salseri non si può dire che sia appannaggio di una sola entità. Al contrario viene fatta parallelamente sia dai Dee Jays che dai Maestri di ballo. Molti di questi Dee jays vengono, infatti, a loro volta dalle scuole di ballo e spesso sono espressioni della loro linea politica. Cosa infatti è successo nel frattempo? Che molti Maestri di ballo si sono trasformati in organizzatori di serate. Di conseguenza nei locali da loro gestiti, essi stessi tendono a promuovere quel tipo di musica che ritengono più affine allo stile che insegnano. Perché, se andiamo a ben vedere, il nocciolo della questione è sempre tutto lì: IL BALLO!!! Fin che continueremo a convincerci che ci sia una musica specifica per ogni stile di ballo, non riusciremo più a riunirci sotto una unica bandiera (la salsa)… Il problema oggi non sta tanto nella qualità musicale (che in molti casi c’è). Il problema vero è quello della PAR CONDICIO. Agli albori della salsa in Italia si sentiva di tutto: musica colombiana, venezuelana, panamense, cubana, portoricana, newiorkese, dominicana. Oggi non è più così!… Ci sono molti locali dove la selezione musicale è al 80% timba, mentre il restante 20% è suddiviso tra qualche cantante di salsa romantica, salsaton e timbaton, al punto che è quasi impossibile ascoltare una Celia Cruz, un Oscar de Leon, un Rubén Blades o un José Alberto “el canario”. Attraverso la programmazione di una scaletta che dappertutto è, inspiegabilmente, quasi sempre la stessa, assistiamo di conseguenza ad una vera e propria MANIPOLAZIONE del gusto del pubblico. E’ quindi logico che se ad un neofita gli fai sentire un brano di Bobby Valentin, di Willie Rosario, di Héctor Lavoe o di Ismael Rivera quello ti chiede esterrefatto: “Ma che genere musicale è questo?….” Proprio per contrapporsi a quello che si può considerare un vero e proprio OSCURANTIMO MUSICALE, sono nate, nel frattempo, alcune serate a tema dedicate in partiicolare alla salsa del passato (dove però è la moderna musica cubana ad essere ghettizzata)… Certo. la soluzione ideale sarebbe che tutti riprendessero a fare cultura musicale a 360° ma è evidente che a non tutti interessa questo aspetto. Il pubblico oggi è talmente “drogato” che arriviamo a dei veri e propri paradossi come quello successo tempo fa ad un raduno salsero: “Durante la serata, un noto dee jay si trovò in grandissima difficoltà perché non riusciva a riempire la pista, nonostante la precisa volontà di andare incontro alle esigenze dei tutto il pubblico presente. Quando metteva musica cubana, in consolle andavano a reclamare quelli che volevano musica portoricana. Quando metteva musica portoricana, in consolle andavano quelli che volevano musica cubana e via dicendo. Disperato ebbe una idea che alla fine risultò assolutamente geniale: riispolverò tra i suoi cd la mitica “Night fever” dei Bee Gees e di colpo la pista si riempì… La serata è andata avanti così a suon di disco music per la gioia e la felicità di tutti, che finalmente trovavano una musica in cui riconoscersi, ma soprattutto con essa ritrovavano la voglia di divertirsi senza troppe complicazioni…” Cari amici, Maestri, Dee Jays, organizzatori e proprietari dei locali, è questo il futuro che ci attende?…

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