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RITMO

IL SENSO DEL RITMO

Il senso del ritmo da un post di Enzo Conte del 2009

Uno dei compiti fondamentali di un bravo maestro è trasmettere agli allievi un buon senso ritmico.
E’ però indubbio che per trasmetterlo agli altri bisognerebbe prima di tutto possederlo. Di conseguenza la conoscenza del solfeggio e della teoria musicale dovrebbe, a mio parere, far parte obbligatoriamente del bagaglio tecnico di qualsiasi maestro che si rispetti.
Non è magari indispensabile saper suonare uno strumento, ma è sicuramente indispensabile conoscere ad esempio la differenza tra sincope e contrattempo, tra un ritmo di 4/4 ed uno di 3/4 etc etc
Il senso ritmico, in realtà, non è per tutti una cosa naturale. Ci sono allievi che hanno difficoltà a riconoscere il primo tempo musicale persino su un banale 4/4, altri che hanno difficoltà a rendere costante un tempo d’esecuzione.
Ma cosa fare per riuscire a trasmettere ai propri allievi un buon senso ritmico?
Così come un musicista fa le scale ed alcuni specifici esercizi ritmici per migliorare le sue qualità di esecuzione, un ballerino dovrebbe fare lo stesso.
Dopo tanti anni di insegnamento, sono infatti arrivato alla conclusione che più che impegnarci ad insegnare passi e figure iper-complicate, sarebbe auspicabile per noi maestri aprire, in parallelo, dei veri e propri corsi di “ascolto della musica”. Un semplice seminario sulla ritmica da solo non è infatti sufficiente per risolvere alcuni problemi che sono invece a monte.
Da alcuni anni, ad esempio, nell’insegnare mi avvalgo anche di un metronomo elettronico o di un cd didattico (da me stesso prodotto) “LA BASE RITMICA DELLA SALSA” che include i vari strumenti che fanno parte della sezione ritmica.
Ma proprio nell’utilizzare questo prezioso supporto, mi sono reso conto che molte persone non solo non sono in grado di seguire strumenti complessi come la clave, la conga, il bongó o la campana ma sono addirittura incapaci di stare dietro alla linearità cronometrica di un semplice metronomo.
Un esercizio che trovo molto interessante per colmare questa lacuna è quello di insegnare a CAMMINARE a tempo di musica, muovendosi ad esempio ogni quattro tempi, ogni due tempi, ogni tempo, ma anche in contrattempo o in tempo sincopato (come nel caso del chachacha).
Nei Caraibi si dice spesso che il ballo non è altri che una “CAMMINATA DANZATA”, per cui è importante insegnare ad un allievo a “CAMMINARE” prima ancora di “CORRERE”.
Errore in cui troppe volte, presi dal nostro delirio tecnicistico, cadiamo.
Qualche inguaribile ottimista sostiene che per un principiante è assolutamente indifferente partire su un tempo piuttosto che su un altro. Una tesi che però non mi trova affatto d’accordo. Di fatto è più NATURALE entrare nella musica sui tempi forti (non a caso il primo tempo è detto “tempo forte naturale”) che sui deboli; come è più facile e naturale entrare sul battere piuttosto sul levare.
Una persona con un buon orecchio musicale potrebbe non avere nessun problema a ballare in controtempo, ma chi non possiede un innato senso ritmico incontrerà sicuramente dei grossi ostacoli, col rischio di disinnamorarsi prima ancora di entrare in pista.
Certo tutto sarebbe più facile se si sviluppasse negli allievi la capacità non solo di contare la musica ma di riconoscere, i vari strumenti musicali che caratterizzano la base ritmica della salsa.
Posso, semmai, confermare che le persone che imparano a ballare bene sul primo tempo (e che imparano soprattutto a rispettare le pause) non avranno alcun problema a ballare successivamente sul secondo tempo, senza perdere poi la capacità di ballare su entrambi i tempi.
Al contrario, le persone che hanno difficoltà a ballare a tempo è matematicamente certo che non riusciranno mai ad entrare sulla musica in contrattempo, in quanto il loro problema sta appunto a monte.
In conclusione vorrei mettere l’accento su un’altra problematica, sicuramente non di minore importanza: un conto è sviluppare la capacità di andare a tempo, altra cosa è la capacità di scandire il ritmo in maniera appropriata.
Ci sono ad esempio dei batteristi che non si può dire che vanno fuori tempo ma che sono ritmicamente “mosci” al punto da non avere affatto quello che noi musicisti chiamiamo affettuosamente swing.
Ci sono altri batteristi, al contrario, che quando percuotono i loro tamburi riescono a trascinare da soli tutta l’orchestra.
Anche un buon ballerino deve saper sviluppare questa capacità: non solo deve andare a tempo ma deve imparare anche a dare ad ogni ritmo lo swing e l’enfasi appropriata.

Quando inviti a ballare qualcuno che ti scandisce il tempo con quella intensità che, in quel preciso momento, la musica ti richiede, sarete d’accordo con me, è proprio un vero piacere!!!…

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