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Fania AlI Stars

Fania All Stars

Come ci racconta lo scrittore colombiano José Arteaga: “La Fania AlI Stars non era soltanto un’orchestra formata dai più famosi artisti latino-americani. L’attrazione che rappresentava oltrepassava il semplice fatto musicale. Essa era l’espressione più genuina di quei luoghi pieni di miseria dove si viveva al ritmo sfrenato della grande città; dove lo scarso tempo che si poteva trovare per il riposo era destinato all’unica cosa che manteneva viva ed unita questa gigantesca comunità: la musica delle Antille. Quella stessa musica che i cubani chiamavano son e i portoricani bomba, la stessa che nel giro di pochi anni, grazie anche al grande entusiasmo provocato dalla Fania All Stars, finì con l’assumere per questa e le altre generazioni il nome di “salsa”. La casa discografica Fania fu fondata, verso la fine degli anni ‘60’, dal dominicano Johnny Pacheco con l’appoggio di Jerry Masucci, avvocato di origine italiana. All’epoca a dominare il mercato della musica latina erano le case discografiche Tico y Alegre insieme al colosso United Artist. A bordo delle loro auto, Pacheco e Masucci andavano personalmente a rifornire i loro potenziali clienti. Quando i dischi del dominicano iniziarono ad avere successo, i due soci cercarono di ampliare la compagnia, contattando due artisti allora emergenti: Larry Harlow e Bobby Valentín. Il primo era un pianista americano, con un passato nella musica rock; il secondo, un giovane bassista portoricano. Lo stesso anno la compagnia accolse nel suo staff il già celebre percussionista Ray Barretto e un trombonista di quindici anni che con il tempo sarebbe divenuto uno dei personaggi più importanti del movimento salsero, Willie Colón. L’etichetta Fania, approfittando del crescente interesse verso la musica che produceva, scritturò, da lì a poco, la quasi totalità delle orchestre latine che operavano nella città. Inevitabile, sembrò a quel punto, creare all’interno dell’etichetta un gruppo formato dai migliori artisti sotto contratto: la fantastica band prese il nome di Fania All Stars e si trasformò in una delle principali artefici del boom salsero. La prima riunione dell’orchestra avvenne in un piccolo locale del Bronx, il Red Garter.

Il debutto ufficiale dell’orchestra sarebbe però avvenuto un paio d’anni dopo in una storica notte d’agosto che avrebbe cambiato radicalmente i destini della musica latina. Il momento era propizio. Finita l’epoca d’oro dei Beatles, scioltisi proprio agli inizi degli anni ‘70, la gioventù latina aveva cominciato a guardare con rinnovato interesse ai fermenti musicali provenienti dal “barrio latino”. Bisognava accelerare il corso degli eventi, cavalcare l’entusiasmo che aveva provocato la “nueva ola”. Fu così che Mercado e Masucci organizzarono la presentazione ufficiale della Fania All Stars. Lo storico concerto avvenne al Cheetah (una enorme ballroom ubicata nel cuore di Broadway) il 26 agosto 1971 e vide la partecipazione di 5.000 fan, giunti dai quartieri latini di New York per celebrare la rinascita della musica afro-latino-caraibica. Da quella fatidica serata nacquero due documenti fondamentali: i quattro dischi che pubblicò la Fania e la pellicola “Nuestra Cosa Latina”, diretta da León Gast. La Fania AlI Stars in quell’occasione presentò Ra y Barreto alle congas, Roberto Roena ai bongó e Orestes Vilató ai timbales. La sezione fiati rispondeva in pieno ai canoni stabiliti dalla nuova onda sonora, ossia la combinazione di tromboni e trombe, senza l’utilizzo dei sassofoni. Il primo trombone era affidato all’americano Barry Rogers; il secondo trombone ad un giovane musicista portoricano di recente arrivato a New York, Reinaldo Jorge; al terzo trombone figurava invece l’unica vera stella della sezione: Willie Colón. I trombettisti che l’orchestra utilizzò in quella occasione erano tutti esponenti di punta delle orchestre che incidevano per la Fania, ovvero il cubano Roberto Rodríguez, il dominicano Héctor Zarzuela Bomberito e l’americano Larry Spencer. A completare la sezione ritmica troviamo Larry Harlow al piano, mentre a Richie Ray fu affidato il ruolo di invitato speciale. Il basso toccò a Bobby Valentín, responsabile di molti degli arrangiamenti che furono eseguiti quella magica notte. A loro si aggiungeva la presenza di Yomo Toro che si incorporò all’orchestra con un cuatro portoricano, una specie di chitarra molto simile al tres cubano. A dirigere l’orchestra era naturalmente il flautista dominicano Johnny Pacheco. La Fania All Stars nella magica notte del Cheetah utilizzò ben sette cantanti, alcuni dei quali erano all’epoca già delle autentiche stelle. Ismael Miranda ed Héctor Lavoe, i più giovani, già godevano di grande popolarità presso il pubblico latino ed erano sicuramente tra quelli che si trovavano più a loro agio con le nuove sonorità provenienti dal ghetto latino. Héctor Lavoe aveva cantato nei sei dischi che la Fania aveva pubblicato con Willie Colon. Possedeva uno stile molto personale e una straordinaria abilità nel giocare con le vocali: era considerato per l’epoca un cantante molto innovativo. Ismael Miranda era invece uno dei pilastri dell’orchestra di Larry Harlow. La sua faccia da bravo ragazzo gli aveva fatto meritare il nomignolo di “el niño bonito”. Del gruppo di cantanti facevano parte anche Pete ‘El Conde’ Rodríguez e Adalberto Santiago, rispettivamente provenienti dall’orchestra di Johnny Pacheco e Ray Barreto. I due si potevano considerare dei veterani e rappresentavano sicuramente l’onda più tradizionale. L’altro portoricano Bobby Cruz, compagno di sempre del pianista Ricardo Ray, si collocava in un luogo intermedio fra i vecchi ed i giovani. Di Puerto Rico era anche il sesto dei cantanti, Santos Colon (noto per le sue collaborazioni con Tito Puente) che fino allora si era distinto soprattutto come fine ed elegante interprete di bolero. Dulcis in fundo troviamo l’unico personaggio che per l’epoca era considerato un vero e proprio idolo: Cheo Feliciano. Tutta la fama del “niño mimado” di Puerto Rico veniva dai giorni trascorsi con il sestetto di Joe Cuba. L’attesa del pubblico era concentrata soprattutto su di lui, visto che, proprio in quell’occasione, Cheo Feliciano ritornò a cantare dopo un burrascoso periodo trascorso in carcere per problemi di droga. Di quella storica serata al Cheetah, la Fania pubblicò quattro dischi. Il primo “Fania All Stars, Live at the Cheetah”, pubblicato in due volumi, quindi l’album doppio “Our Latin Thing” (Nuestra Cosa Latina), che raccoglieva parte del materiale che era già stato pubblicato nei due volumi anteriori, oltre ad alcune conversazioni, interviste o prove generali raccolte nella pellicola omonima. Regista della pellicola fu León Gast, un veterano della fotografia di New York, autore di spot pubblicitari per la televisione. Il pregio maggiore del film fu quello di presentare senza demagogia i luoghi dai quali venivano questi personaggi, il mondo che essi rappresentavano e le circostanze sociali e culturali a cui rispondeva la musica che essi interpretavano. La pellicola è infatti ambientata nel “barrio latino” dove i portoricani, nonostante la loro particolare condizione di Stato Libero e Associato, sono considerati cittadini di seconda, se non di terza categoria ria. Dopo il fallito concerto dello Yankee Stadium, i musicisti della Fania tornarono a riunirsi in uno studio agli inizi del ‘74 per dare vita all’ album “Latin, Soul, Rock”. Il disco si proponeva di cavalcare l’entusiasmo suscitato dal chitarrista di origine messicana Carlos Santana con il suo fortunato rock latino. Per sottolineare le affinità con Santana si invitò Jorge (fratello del celebre Carlos). Si invitarono anche il batterista Billy Cobham, il pianista Jan Hammer, il sassofonista africano Manu Dibango e Mongo Santamaria (famoso percussionista cubano da sempre più legato al jazz che alla salsa.) Con questa formazione si registrò il disco, che propose però una musica senza una vera personalità e non riuscì a catturare l’attenzione né del pubblico americano, né di quello latino. Nel 1971 la Fania All Stars pubblicò l’album doppio “Live at Yankee Stadium”. Anche se la copertina mostrava una foto del mancato concerto di New York, le registrazioni presenti nel disco erano state raccolte in vari recital fra cui quello del Coliseo Clemente Roberto di San Juan. In questa occasione entrò ufficialmente a far parte del gruppo anche la mitica cantante cubana Celia Cruz. Nel 1976, dopo alcune fortunate tournée, l’orchestra pubblicò quello che sarà considerato il suo ultimo disco di salsa: “Tributo a Tito Rodríguez”. Da segnalare la presenza nel disco del cantante panamense Rubén Blades, destinato a diventare di lì a poco una delle stelle più innovatrici del mondo della salsa. Nel 1978 l’orchestra pubblicò un altro disco battezzato “Spanish fever”, sull’onda del travolgente successo del film di John Travolta: “Saturday’s night fever”. Nonostante la presenza di personaggi come Maynard Ferguson e l’occhio strizzato alla disco music, il disco non fu però entusiasmante. L’errore di fondo era proprio quello di cercare di entrare a tutti i costi nel mercato americano, un mercato da sempre ostico verso tutte quelle espressioni musicali con una radice autenticamente etnica. Con la fine del boom della salsa, la Fania All Stars chiuse definitivamente la sua esperienza dorata, tornando solo sporadicamente in sala d’incisione. La Fania All Stars rimarrà in ogni caso nel cuore di tutti gli appassionati. Si trasformerà nel tempo in un simbolo: l’orchestra di salsa per antonomasia. Un’orchestra che ancora oggi si riunisce saltuariamente, riunendo di volta in volta quelle stelle che sono ancora in attività. Riunioni che ogni volta fanno rinascere quella magia legata ad un gruppo che, oltre ad essere un autentico punto di riferimento, ha saputo davvero imprimere una svolta decisiva nella evoluzione di tutta la musica afro-latino-caraibica.

LATINO 16
Fania All Stars
The Legendary Salsa Music Band
di Enzo Conte

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